.Ci siamo. Ieri è nato il governo Monti e tutti i partiti che lo sostengono hanno inneggiato al senso di responsabilità che l’inchiostro di alcuni giornali ha fatto coincidere con una “democrazia ritrovata”. Mi domando: ma che fine ha fatto la democrazia? Lo dico guardando alla situazione italiana, col Parlamento che si arrende alla Borsa e la sovranità politica che cede il passo a quella tecnico- economica, con un premier che il popolo sovrano non ha mai votato. La figura di Mario Monti, che personalmente stimo avendo avuto modo di apprezzarne abilità e competenza, si è trasformata in questi giorni nel simbolo del cambiamento tanto agognato da quella parte d’ Italia che ha gridato in piazza lo scorso 12 novembre, infierendo sulla parabola umana e politica di Berlusconi per esaltare chiunque avesse preso il suo posto nella gestione della crisi economica e nell’amministrazione del Paese. E poco importava alla gente quella sera se è storicamente risaputo che un governo di soli tecnici non è sufficiente per risolvere la crisi ma che la politica è necessaria per un piano di salvataggio dell’Italia. La Lega questo invece l’ha sempre saputo e se Monti da ieri ha in mano un pezzo del nostro futuro, le altre tessere del mosaico spettano ai partiti politici perché il nuovo premier nelle sue decisioni dovrà fare i conti con i numeri del Parlamento ma soprattutto con le ragioni della politica.
Non è sulla confusione che si basa quella di cui tutti ora hanno la bocca piena, e cioè la responsabilità nazionale.
Andare all’opposizione, vuol dire dare uno strappo ai compromessi e alle costrizioni per scegliere liberamente e con senso di responsabilità le soluzioni ai problemi dell’Italia e del popolo del Nord. Insomma, come dice qualcuno, ci si può togliere la giacca e la cravatta, per rimboccarsi le maniche delle nostre camice verdi.
La riapertura del Parlamento del Nord, che molti, i soliti, hanno visto come un attentato all’unità nazionale, altro non è che la risposta della Lega alla sua base preoccupata delle ripercussioni di questi nuovi equilibri sul territorio e sulle piccole e medie imprese.
Ancora fa male lo schiaffo che questo governo ci ha dato ieri, sostituendo il ministero del Federalismo con un più ecumenico dicastero per la Coesione territoriale, vanificando il percorso intrapreso da tempo per portare a compimento il federalismo. Di fronte ad una situazione di forti cambiamenti e di evidente disagio, la Lega resta vigile ai bisogni del suo popolo ponendosi come l’unico baluardo alla grande finanza dei colossi franco- tedeschi, pronti a fagocitare in un solo boccone i risultati ottenuti in tutti questi anni. A chi pensa, con una certa malizia, che la nostra posizione sia stata il frutto di dietrologie elettorali ponendoci come paladini della sovranità popolare, chiedo di fare un passo indietro e leggere la storia di questi giorni con lucidità, mettendo da parte i soliti pregiudizi che ci vogliono bastian contrari sempre e comunque; noi abbiamo semplicemente risposto alla chiamata di una missione che ci vede tutti impegnati; e cioè difendere con ogni mezzo il risparmio e le pensioni degli italiani.
Stefano Stefani
Presidente della Commissione Affari esteri della Camera dei Deputati



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